Manca poco al 7 novembre 2016, data in cui avrà inizio la 22ª Conferenza delle Parti (COP22) della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), prevista a Marrakech, Marocco.

 

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Il tema principale dell’incontro è l’ambiente e in particolare individuare la riduzione delle emissioni dei gas in atmosfera per evitare eventuali cambiamenti climatici. L’incontro sarà presenziato da Salaheddine Mezouar e Segolene Royal, presidente della COP21, assieme al segretario esecutivo della UNFCCC Patricia Espinosa.

Nella conferenza si parlerà della Call to Action, ovvero la riunione tra capi di stato e di governo che partirà il prossimo 15 novembre. Si terranno inoltre varie giornate con tema la sicurezza nell’agricoltura e nel cibo, città, energia, foreste, oceani, trasporti e acqua. La cosa importante sarà agire su quanto detto nella scorsa Conference of Parties. La frase infatti più sentita durante la Mec Cop 22 (conferenza sul clima del Mediterraneo), conclusa a Tangeri il 9 luglio è stata proprio: “se Parigi è stata la decisione, Marrakech dovrà essere l’azione”.

Sulla base di quanto ci si era prescritti nell’accordo di Parigi del novembre 2015, i paesi industrializzati saranno obbligati ad assumere “impegni di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, a partire dal 2020, o anche prima se l’entrata in vigore lo permetterà”. (Accordo di Parigi, presentato il 10 ottobre 2016)

Ma in che cosa consistono le COP? A che cosa servono?

Per rispondere è opportuno rivedere alcune tappe storiche del diritto ambientale che spiegano in maniera esaustiva a queste domande.

La prima conferenza delle parti ebbe luogo a Berlino nel 1995 ma venne prima stabilita nella Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente e lo Sviluppo del 1992, a Rio de Janeiro (Conferenza di Rio). In questa prima fase si fecero i primi passi, a metà degli anni ’90, per affrontare il cambiamento climatico e per stabilire azioni legalmente vincolanti per i Paesi sviluppati. Tale concetto era stato introdotto nel Protocollo di Kyoto del 1997, in cui si fissano degli obiettivi come quello di ridurre in modo complessivo l’emissione dei gas inquinanti pari al 5,2% rispetto al 1990 entro il 2012.

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Uno dei trattati più importanti inserito all’interno di Kyoto è l’Accordo Generale sulle Tariffe e il Commercio (GATT) il cui articolo 20 contempla l’eccezione ambientale: i paesi possono invocare delle eccezioni per difendersi da un ricordo contro una legge o una politica accusate di violare le norme del GATT, cioè possono imporre dazi e tassazione di particolari al fine di proteggere la vita umana, degli animali e delle piante o la salute e le misure che siano utili alla conservazione di risorse esauribili.

Nonostante questo tipo di diritto faccia parte di una “Soft Law”, cioè di impegni politici rispettati in virtù della spontanea capacità e volontà di chi aderisce al trattato, l’eccezione ambientale contiene degli obblighi vincolanti quindi è soggetto a meccanismi di coercizione.

Sempre col protocollo di Kyoto viene introdotta la politica dell’emissione trading,letteralmente il commercio delle emissioni, il quale afferma l’esistenza di alcuni meccanismi flessibili in cui uno stato può aiutare un altro che non sta rispettando il trattato utilizzando tecnologie proprie di uno stato. Inoltre esistono degli obiettivi comuni ma differenziati a seconda del tipo di paese, in via di sviluppo o già industrializzato, poiché quest’ultimo è maggiormente colpevole delle emissioni atmosferiche.

Con il passare degli anni quindi il diritto e la tutela ambientale diventano più importanti e assumono una dimensione globale e un interesse che può essere perseguibile di fronte ad una corte di giustizia.

Durante l’ultima conferenza del 2015 svoltasi a Parigi, l’IPCC ha esordito sottolineando uno dei problemi principali: la temperatura globale non deve aumentare più di due gradi centigradi rispetto ad ora (anche 1,5°C se possibile). Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), organizzazione scientifica delle Nazioni Unite, ha stimato che la temperatura media della superficie terrestre degli oceani sia aumentata di 0,85 gradi tra il 1880 e il 2012 e potrebbe crescere ancora tra gli 0,3 e i 4,8 gradi entro il 2100, a causa delle emissioni in atmosfera.

Non tutti si sono però dimostrati collaborativi: il protocollo di Kyoto, che avrà scadenza nel 2020, non è stato del tutto rispettato soprattutto da parte dei grandi inquinatori. Canada e Russia si sono ritirati, gli unici stati che non hanno mai ratificato il trattato e la Cina insieme all’India, tra le prime nazioni inquinanti, non possedevano gli obblighi poiché considerate paesi in via di sviluppo a quei tempi.

Che cosa ha portato dunque la conferenza di Parigi?

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Parigi, COP21, novembre 2015

In questo storico accordo si sono creati dei presupposti e gettate delle basi, ancora lontane da quello che gli scienziati chiedono di fare. Con Parigi esiste, tuttavia, un impegno concreto: gli Stati sono tenuti a ratificare il loro “contributo previsto determinato a livello nazionale”, cioè un impegno per la riduzione dei gas serra. Ma tali contributi, è stato stimato dalla UNFCCC, non saranno sufficienti per abbassare la temperatura di due gradi, bensì di circa 2,7 entro il 2100.

In ogni caso la conferenza ha catturato l’attenzione dei giudici e ha posto un freno agli Stati: essi dovranno attenersi al trattato per permettere ai loro cittadini di vivere in un ambiente che non sia devastato dal cambiamento climatico. Con Marrakech si dovrà agire immediatamente su come applicare l’accordo e sensibilizzare costantemente l’opinione pubblica per contrastare i fenomeni climatici.

Sara Biancardi

Fonti:

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