La nuova ecoschifezza approvata dal Senato

“I parchi devono rimanere un presidio naturalistico, ma anche uno strumento di promozione dell’economia locale.”

Con questa frase il Ministro Galletti ha voluto commentare il nuovo disegno di legge che modifica la 394 del ’91 sui parchi, approvato dal senato nel novembre del 2016.

Il nuovo programma è stato anche definito dal senatore leghista Paolo Arrigoni una “eco schifezza” e molte associazioni ambientaliste quali Legambiente, WWF, Cai, LAV, Lipu, Marevivo, Fai, Italia Nostra, Mountain Wilderness, si stanno battendo per condividere la loro disapprovazione al DDL. Per il presidente Rossella Muroni di Legambiente, “la riforma, nonostante le parti positive e le innovazioni introdotte, non soddisfa completamente perché non fornisce ai parchi gli strumenti per affrontare le sfide che il cambiamento climatico impone a chi deve tutelare e frenare la perdita di biodiversità, non dà indicazioni sul consumo di suolo e non dà una spinta alla crescita dell’agricoltura biologica nelle aree protette”.

Il DDL è stato approvato da 154 senatori  contro 47 no e 6 astenuti, per lo più membri politici dei partiti di centro, di Forza Italia, e PD che ha mosso le carte per la modifica.
In aula è stato anche approvato un emendamento sull’istituzione dei parchi nazionali del Matese e di Portofino, modificando inizialmente il provvedimento proposto dalla commissione. La riforma viene definita necessaria ed utile ad accelerare le procedure e conferire ai parchi più sovranità sui beni demaniali e più competenza sulla gestione della fauna.

Ma quali sono le novità della legge?

Il piano del parco, che definisce l’uso del territorio, diventa anzitutto anche piano di sviluppo economico e sociale. Questo significa che può sia valorizzare economicamente il territorio adibito a luoghi agro-silvo-pastorali, può disciplinare il settore del patrimonio edilizio e gestire attività particolari del turismo sostenibile.

Si riconosce così il ruolo dell’agricoltura nell’economia dei parchi, fondamentale per poter garantire la tutela della produzione tipica locale. Un passo importante è stato preso per le specie alloctone –per esempio il cinghiale o altri ungulati- all’articolo 11.2 legge n. 394 del 1991:

“2. I piani per la gestione di cui al comma 1 sono finalizzati al contenimento della fauna selvatica che può determinare un impatto negativo sulla conservazione di specie ed habitat di cui alle citate direttive 2009/147/CE e 92/43/CEE presenti nell’area protetta o di specie della fauna e flora selvatiche o habitat ritenuti particolarmente vulnerabili; per tutte le specie alloctone, ad esclusione delle specie riportate nell’allegato I, i piani sono finalizzati all’eradicazione o al contenimento, coerentemente con le disposizioni del regolamento (UE) n. 1143/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014.

3. Gli interventi di gestione della fauna selvatica, sia di cattura che di abbattimento, devono avvenire per iniziativa e sotto la diretta responsabilità e sorveglianza dell’ente gestore e devono essere attuati dal personale da esso dipendente o da persone da esso autorizzate, previa abilitazione rilasciata a seguito di corsi di formazione organizzati dallo stesso ente e validati dall’ISPRA.”

Per garantire un ulteriore salvaguardia della biodiversità, inoltre, tutte le attività presenti nei parchi devono contribuire economicamente ad un pagamento nel caso in cui creino un qualsiasi impatto ambientale.

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Il nuovo disegno di legge potrebbe sembrare molto esaustivo ma in realtà presenta alcune imprecisioni.  Nel disegno di legge non sono nominati, in alcun modo, gli scienziati. Non esistono righe in cui viene nominata la figura del naturalista, chiaramente indispensabile nella gestione di un parco. La Fisna, federazione italiana di scienze della natura e dell’ambiente sta vigorosamente cercando di spingere verso l’inserimento di esperti nella legge, senza i quali non si potrebbero preservare appieno gli ecosistemi e tutta la biodiversità.

D’altro canto c’è però chi smentisce: Stefano Vaccari, capogruppo del PS in commisione Ambiente al Senato, spiega che “il testo riforma la governance dei parchi e semplifica la burocrazia: snellisce le procedure di nomina del presidente e ne rafforza le competenze manageriali, istituisce la selezione pubblica per il direttore, allarga la partecipazione degli stakeholder nei consigli.”

Secondo Rossella Muroni, la legge “non affronta con decisione i temi del rapporto con le comunità locali e con chi nei parchi lavora e produce nel rispetto dell’ambiente. Gli esperti troppe volte vengono scelti tra le seconde file delle amministrazioni locali.”

Tuttavia, qualcuno ha già pensato a come sistemare la situazione. Il deputato Ermete Realacci, storica figura dell’ambientalismo italiano e attuale presidente della commissione ambiente di Montecitorio ha un piano per poter correggere alcuni punti della legge per appoggiare gli ambientalisti ma anche per tener saldo il punto sull’agricoltura: “pensiamo alle zone terremotate: quest’ultimo sisma per la prima volta fa coincidere larga parte del cratere con due parchi nazionali, quello dei Monti Sibillini e quello del Gran Sasso: se lì non fai ripartire agricoltura e filiera agroalimentare, come fai a tenere in vita quei territori?”.

Sara Biancardi

Foto scattate da: Sara Biancardi

LINK UTILI:
-legge del senato: integrale: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLMESS/993957/index.html
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